IMPRONTE VIVE vol. 3 - Il Grande Business dei Ricordini (spoiler: non c’è niente di romantico)

April 2, 2025

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Souvenir globali e identità in svendita

Puoi comprarne uno su Amazon. O alla bancarella sotto casa. Magari è una Tour Eiffel in plastica made in China — perfetta da piazzare sulla mensola del salotto. L’unico dettaglio? Non sei mai stato a Parigi.

Ecco il paradosso del souvenir 2.0: un oggetto pensato per ricordare un luogo, ormai disconnesso dal luogo stesso. È la globalizzazione, baby — dove tutto è ovunque, ma niente appartiene davvero a qualcuno.

E così, il turista moderno — spesso più frettoloso che curioso — si accontenta di uno stereotipo prêt-à-porter. E chi vive nei luoghi visitati? Beh, spesso si adatta. Riformatta la propria cultura in versione "Instagram-friendly", incorniciata in un magnete da frigo o in una t-shirt con scritto I ❤️ [metti una città a caso].

Ma com’è che siamo passati da reliquie d’anima a paccottiglia da duty free? Spoiler: non è sempre stato tutto plastica e cliché.

Ma non è sempre stato così…

Già nel XVII secolo, durante il Grand Tour (il viaggio d’istruzione dell’élite europea), i viaggiatori collezionavano oggetti d’arte, gioielli, porcellane: non per riempire una valigia Ryanair, ma per portare a casa pezzi di mondo. Ricordi veri, che raccontavano incontri, sguardi, scoperte.

Nel tempo, il souvenir si è trasformato. Ma il bisogno che lo genera è lo stesso: dare forma concreta alla memoria del viaggio. A volte, diventa persino un feticcio — non nel senso creepy, ma come oggetto che trattiene emozioni, sogni, significati. Una specie di talismano personale. La testimonianza tangibile dell’esserci-stato.

Solo che oggi, più che un talismano, spesso ci portiamo a casa una cianfrusaglia prodotta in serie. Altro che memoria intima: è il capitalismo che ha fatto il suo shopping tour.

🎰 Il Grande Business dei Ricordini
(spoiler: non c’è niente di romantico)

Pensavi che i souvenir fossero solo piccoli oggetti carini per ricordarti di quella volta che ti sei perso a Lisbona? Eh no. Dietro la bancarella di magneti, c’è un’industria che muove miliardi. Letteralmente.

$200 miliardi – È il valore annuo del mercato globale dei regali e souvenir (Fonte)
70%
– È la percentuale di tutta ‘sta roba che arriva dalla Cina, indipendentemente da dove sei stato. Venezia? Parigi? Machu Picchu? Tutto made in Shenzhen (Fonte)
700 milioni di euro
– È il valore del mercato souvenir solo in Italia. Dalle gondole in plastica alle pizze di ceramica col termometro incastonato (Fonte)
14,4 miliardi di dollari
– È il mercato dei souvenir negli USA, dove ogni parco a tema ha il suo negozio di “ricordi” da produrre in massa e dimenticare in un cassetto (Fonte)

Il punto? Ci siamo talmente abituati a comprare l’idea di un luogo che non ci accorgiamo più se l’oggetto che portiamo a casa racconta davvero qualcosa. O se è solo un pezzo di plastica travestito da memoria.

🎨 Siamo appena stati in Marocco, vatti a vedere il RECAPPINO

📚 Questo mese vi consigliamo:

Rolf Potts smonta l’idea del souvenir come semplice “ricordino” e ci guida in un’indagine appassionante attraverso secoli di esplorazioni, colonialismi, desideri e contraddizioni. Un libro che parla di oggetti, sì, ma anche di chi li compra, di cosa cerca e di cosa racconta a sé stesso tornando a casa.

R

Un documentario che ogni viaggiatore dovrebbe guardare prima di prenotare il prossimo volo. The Last Tourist scava sotto la superficie patinata del turismo globale per rivelare: lo sfruttamento delle comunità locali, la distruzione ambientale e l’effetto anestetizzante del turismo di massa sulle nostre coscienze.

Disponibile in open access: romatrepress.uniroma3.it
Una raccolta di saggi che esplora la nuova frontiera del viaggio esperienziale, dove la partecipazione attiva può diventare valorizzazione… oppure l’ennesima forma di appropriazione.

Tourists Hate Club è un libro che smonta il turismo di massa e il suo impatto distruttivo su ambiente, comunità e culture locali. Attraverso un’analisi critica e consigli pratici, invita a ripensare il modo in cui viaggiamo, promuovendo scelte più consapevoli e rigenerative.*

*Tourists Hate Club è stato scritto da Giulia, CO-founder di Orma, durante un suo viaggio, è disponibile QUI:https://touristshateclub.com/
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